L’aperitivo nasce nella bellissima Venezia

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In molte città oggi lo chiamano APERITIVO…un calicetto di un buon vino, o qualcosa da bere, accompagnati da bocconcini da stuzzicare per fermare la fame prima di cena, o semplicemente “tamponare” il grado alcolico di ciò che si beve, ma pochi sanno che tutto questo ha un’origine molto più antica e poetica, dato che nasce nella cornice magica di una delle piazze più belle del mondo, dichiarata museo a cielo aperto, nel silenzio magico di una immobile e mistica città, interrotto solo dallo scrosciare dell’acqua nei canali e dal motore dei vaporetti, affiancato dalla stupenda basilica e dai suoi mosaici che risplendono al tramonto. Si erge, con i suoi quasi 99 m di altezza il Campanile di San Marco (per i veneziani IL PADRONE DI CASA, “El padron de caxa“).

E’ all’ombra di questa imponente torre quadrata che i vignaioli, detti Bacari (seguaci di Bacco), vendevano e mescevano il loro vino, posizionandosi sotto l’ombra e seguendone la rotazione, per proteggere il vino dal sole.

Ed è da qui che il calice di vino, a Venezia, comincia a chiamarsi “ombra“.
Passeggiando per calli e sottoporteghi, tra rii e canali, si scorgono piccole “tane” caratterizzate da tanto legno, incastonate tra gli antichi edifici barocchi, più o meno decorati in stile veneziano; alcune offrono qualche tavolino all’esterno, altre hanno un piccolo e quasi angusto ingresso,segnalato da una piccola antica e spesso un pò cancellata insegna o da una botte appoggiata al muro, con qualche lanterna, ma all’interno di ognuno, vi è la vera Venezia. Si sente già entrando il vocio delle tante persone che li riempiono nell’ora dell’aperitivo o del pranzo, il forte e musicale accento veneziano di chi serve al bancone, dei gondolieri che si ristorano tra una voga e l’altra e degli avventori che, davanti ad “un’ombra” di Merlot, di Valpolicella, o di altri vini (quasi sempre locali) si scaldano dal freddo pungente che caratterizza la Venezia invernale, spesso imbiancata da un’altrettanto elegante e candida neve; in estate sorseggiano uno Spritz fatto a regola d’arte (tipico aperitivo della Serenissima), per rinfrescarsi e per rilassarsi dopo il lavoro, o prima di uno dei tanti eventi culturali (concerti, arte, teatro) che offre la città .

All’interno predomina, quasi in tutti, un bancone con vetrina più o meno grande, dove campeggiano gustosissimi crostini di pane caldo con su spalmato un cremosissimo baccalà mantecato, baccalà cotto e cremolato con aglio o olio, oppure deliziose sarde in saor (altra delizia veneziana), fritte con cipolle caramellate, pinoli ed uvetta, entrambe le pietanze ottime accompagnate da un soave veneto, come quello di INAMA. In molti si può gustare anche qualche piatto caldo espresso, cucinato “come a casa”, come al bacaro della Ca’ D’Oro, nel sestiere Canaregio, che i veneziani chiamano ancora “dalla vedova”, noto per essere quello dove si possono gustare gli spaghi neri (spaghetti al nero di seppia) più buoni della Laguna. Ognuno poi ha la sua storia, le sue antiche origini, le sue leggende. C’è Ai Do Mori, (sestiere San Polo) che si dice fosse frequentato dal giovane Casanova. A Dorsoduro c’è il Cantinone: ben due generazioni a gestire questa vecchia cantina, caratterizzata dal suo grande lavagnone con ampia scelta di vini e dal solito vassoio di ostriche fresche sul bancone, dove potrete anche gustare lo spritz più autentico di Venezia. Superato poi il mercato di Rialto con tutti i suoi colori, profumi e suoni, si arriva a campo San Giacometto, uno dei posti più frequentati la sera, proprio perché ricchissima di Bacari per tutti i gusti. Il Bancogiro, con il suo bel pianoforte bianco a mezzacoda e i suoi tavolini in legno affacciati sul Canal Grande: se si capita non si può dimenticare la sua deliziosa selezione di formaggi con miele e composte di frutta e verdura, la gentilezza del personale, la musica jazz e la splendida veduta al tramonto. E poi,uno dei preferiti dai Veneziani, Osteria RugaRialto, tanto legno e pentolone di rame appese al soffitto, piccolo e affollato l’ingresso e la prima saletta del bancone, pieno di leccornie, dalle veneziane alle più creative. Si apre poi in una grande sala a mò di trattoria, dove mangiare specialità locali rivisitate e bere ottime birre artigianali (altra perla del veneto), come quella al radicchio del birrificio St.Gabriel o quella al miele di castagno di 32.
Venezia è cara? No, se mangiate dai bacari. In ognuno di questi posti riuscirete a bere un’ombra di buon vino e a “sbocconcellare veneziano” con non più di 12-15€ e a mangiare un piatto espresso tipico con un buon vino con non più di 20€. Se siete turisti verrete abbordati di certo dai gondolieri che, mentre addentate il vostro crostino al radicchio e montasio (da gustare magari con un buon bicchiere di Cabernet), cercheranno di ” vendervi” un giro in gondola dicendovi che in gondola è un’altra Venezia e, se decidete di spendere la cifra, scoprirete che è vero. Vi sembreranno a volte invadenti, mercanti del loro mestiere e della loro Venezia, ma sono davvero sposati tutti con questa magica città, come con una splendida elegante donna e il giro in gondola vale anche solo per sentirla da loro raccontare.

E poi..non dimenticate questo piccolo consiglio per scegliere il Bacaro migliore:dove c’è un Gondoliere, si mangia e si beve bene!!!

a cura della sommelier Federica Christine Marzoli

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